Personale al Foyer del Gran Teatro Puccini, Torre del Lago Puccini, Viareggio, LUCCA




 
“Come in un paesaggio”

Dipinti di GUIDO MORELLI
15 giugno - 14 luglio 2014




Domenica 15 giugno 2014 alle ore 18, presso il Foyer del Gran Teatro Giacomo Puccini in via delle Torbiere a Torre del Lago Puccini (Lu), si è inaugurata “Come in un paesaggio”, personale del pittore Guido Morelli.
In questa personale viene presentato un ciclo di recenti tele di grande formato: dipinti ad olio, dall’impronta materica, nei quali sono raffigurati sintetici paesaggi naturali. Quella di Morelli è una pittura ‘mentale’, in cui è accentuata la dimensione della memoria: l’artista si concentra su un linguaggio psicologico del dipinto, allontanandosi dagli aspetti descrittivi e mirando a una pura fusione di cromatismi e luminosità.




La mostra, organizzata dalla Fondazione Festival Pucciniano in collaborazione con la galleria Mercurio Arte Contemporanea di Viareggio, è corredata di brochure con testo critico di Elisa Bozzi. Resterà aperta fino al 14 luglio 2014, con i seguenti orari: dal lunedì al venerdì, 10  - 13.30 / 15 - 18; domenica, 18 - 19.30. 


Infoline: 0584 350567. Web: www.mercurioviareggio.com.






Come in un paesaggio


Un uccello dal piumaggio candido si staglia su di un campo infuocato dal sole e prosegue, prima sulla terra pronta a dar frutti, poi sui prati verdi, poi sulle morbide colline. Poi gli uccelli diventano due. E scompaiono. Unici elementi in movimento di una natura immobile e completamente silenziosa.
I lavori di Guido Morelli che compongono la mostra “Come in un paesaggio” sono una vera e propria raccolta di suggestioni, di flash su una presunta realtà che altro non è se non un pensiero.
Il tempo è dilatato, si percepisce, e rispecchia completamente i lunghi processi di creazione dell’artista, che prepara le sue tele di iuta, retaggio di un mondo antico fatto di materia e colore puro, con un imprimitura artigianale che richiede un lungo riposo, prima di concedersi alle cure che la renderanno un’immagine ricca e potente.
Occorre tempo per rimuovere dalla memoria quella che è la realtà e lasciare nella mente la sua essenza più pura, che dà origine di volta in volta ad immagini di prati, colline, foreste, fiumi. Immagini pure, mi piace chiamarle in questo modo, che non hanno niente a che vedere con la contaminazione della natura reale. La natura non è un’immagine presa dalla realtà o da un ricordo. Morelli rappresenta l’essenza della natura, la sua idea, che nulla ha a che fare con quello che vediamo passeggiando in campagna. Tutta la concentrazione dell’artista, con un lungo processo creativo, va ai valori astratti dell’opera, al colore, alla composizione.
Perché di una sorta di astrattismo si tratta, a voler guardare a fondo. Il dizionario Treccani definisce il termine “astratto” in questo modo: «che non ha contatto diretto con la realtà o col mondo sensibile». Direi che fa al caso nostro. Quelli di Guido Morelli  sono dunque paesaggi astratti, squisitamente mentali. Il lungo processo di creazione, che porta alla memoria certe pitture del Quattrocento realizzate con materici fondi preparatori, non ammette ripensamenti ne’ studi preliminari, cancellazioni e ripensamenti non appartengono alla sfera della dilatazione temporale utilizzata per la realizzazione di queste opere.
I colori sono quelli puri, stratificati, a volte coprenti altre trasparenti.
E poi ci sono i dettagli, come gli uccelli di cui si parlava all’inizio, che sono parte integrante della composizione, senza se e senza ma, se sono lì è perché lì dovevano essere, senza inutili ricerche di simbolismi che non esistono. O, almeno, non qui.
Nell’opera “Colline con boschetto” l’uccello sorvola il paesaggio mentre in basso spunta un gruppo di alberi verdeggianti dietro ad una staccionata. Le linee sono morbide, i campi di colore ben definiti. Lo stesso succede per “Paesaggio con cielo dorato”, dove il nostro volatile sorvola un fiume dalle acque blu sotto ad un cielo dai colori irreali.
Il cielo del colore dell’oro resta in “Volo del silenzio”, dove si staglia su un grande campo color terra di Siena che regala all’opera un’atmosfera infuocata, così come in “Oltre le colline”, in cui la parte bassa del quadro è caratterizzata dalle morbide forme dei colli verdeggianti su cui si disegnano, netti, gli appezzamenti di terreno. Di grandissimo impatto “Paesaggio di terre”, dove ancora abbiamo la delimitazione degli appezzamenti ma questa volta la superficie è piana, rossastra, come i campi in autunno, appena arati, che si preparano per l’inverno dopo aver immagazzinato tutto il calore dell’estate.
Tra una tela e l’altra scorre il colore, quasi letteralmente. Dopo aver lavorato su una tela, Morelli utilizza il colore rimasto per quella successiva, rimaneggiandolo, modificandolo, ma creando pur sempre un legame indissolubile tra i suoi lavori.
Quello che, comunque, balza di più all’occhio, osservando le sue tele, è il grande senso di morbidezza, nonostante l’utilizzo di un materiale grezzo come la iuta che, paradossalmente, rende l’immagine estremamente dolce. I colori non sono mai violenti, le linee mai spigolose o taglienti, in tutto si respira armonia e tranquillità.



Elisa Bozzi

Piacenza, maggio 2014
















































Scultura originale in marmo di Folon (collezione Fondazione Festival Puccini)









Bozzetti scenografici di Igor Mitoraj  (collezione Fondazione Festival Puccini)









Bozzetti scenografici di Igor Mitoraj  (collezione Fondazione Festival Puccini)

















Da sinistra: Daniela Caciagli (pittrice), Gianni Costa (gallerista Mercurio Arte Contemporanea), Daniele De Plano (Regista e responsabile del Progetto Artistico del Festival Puccini), Guido Morelli (pittore), Valente Taddei (pittore)

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